Raggiunta da tempo la cima della salita percorro senza fatica la discesa fino alla meta
Quando ero più giovane, anni 70 ed 80, sapevamo molto poco di quanto ci ingannassero ma volevamo fare e cambiare moltissimo: ma i nostri tentativi venivano affogati nel silenzio. Oggi, grazie alla rete, milioni di persone sanno o comunque hanno i mezzi per sapere, confutare ed opporsi alle menzogne: ma soltanto pochissimi vorrebbero fare.
E così nulla accade ed il silenzio e la stagnazione continuano a regnare.
Nel mitico film "L'armata Brancaleone" (e Youtube non tradisce!) quando lo scalcinato prete che conduce i pellegrini in terra santa grida, di fronte al ponte di legno dall'aspetto piuttosto instabile.
"Come temere che lo cavalcone non regga quando la mano che regge lo cavalcone è la mano di dio?"
Ovviamente quando il ponte cede la spiegazione è che "dio ha tolto la mano".
Lo stesso dio che in questi giorni sta togliendo la mano dalle acquasantiere e credo, se tanto mi da tanto molto a breve, anche dalle ostie! 
Certo che l'ideatore di questa roba qui quando 10 anni fa la fece registrare all'ufficio brevetti proprio non se l'aspettava tutto questo odierno successo, complice la psicosi che si sta generando dalla (mala)informazione sull'influenza A

Insomma si passa la mano sotto, tipo rubinetto di bagni di autogrill, e miracolosamente (dacché la scienza è ancora per molti opera del diavolo o miracolo divino!) questo coso schizzetta la giusta dosa d'acqua e sale sulla mano: quanto basta a segnarsi devoti.
Ma come? Ma non è acqua santa, benedetta, pura ed immacolata come la beata concezione?
E dovrebbe quindi essere immune da qualsiasi virus o batterio.
Mi piacerebbe assistere allo scambio del mitico gesto di pace, seguiti da abbondanti strofinate di disinfettante o addirittura preceduti da fulminanti sguardi di rifiuto alla dalli all'untore di manzoniana memoria!
A quando il dispenser per l'ostia? Insomma perché no? Si preleva prima della funzione da apposita macchinetta, magari con obolo di offerta anticipato. Al momento della comunione la si scarta dal sigillo igienico ed il prete, da lontano, molto lontano, magari la benedice al volo e così si inghiotte una roba igienicamente perfetta(*)! Vuoi mettere poi quante meno preoccupazioni nel non dover più conservare le ostie benedette che avanzano?!? 
PS) a proposito di malainformazione (e sanità) sull'influenza A oggi ne ho sentita un'altra. Com'è nato il primo caso di contagio da cui poi si è diffuso il tutto? Ovvio, qualcuno, ab origine, si è trombato una scrofa, in senso suino del termine.
(*) c'è una clamorosa barzelletta in proposito, vecchissima, che scatenava grande ilarità ogni qual volta la raccontavo.
Poco prima della messa un prete viene colto da un impellente necessità fisiologica. Essendo già molto in ritardo si pulisce un po' troppo di fretta dimenticando di lavarsi le mani. Giunto al momento della comunione inizia il rito, fedele dopo fedele, porgendo l'ostia come noto proprio sotto il naso con la solita litania "il corpo di Cristo"...Giunto ad uno di questi, avvertendo costui l'olezzo poco gradevole sulle mani del prete esclama: "e di tanto corpo di Cristo a me proprio il culo dovevi darmi?"
Certo che proprio adesso non ci voleva. 
A ridosso del natale poi, la più grande ricorrenza di reiterata ipocrisia, quando tutti si sentono più buoni e si dipingono scenari innevati persino in paesi dove la neve non la vedono neanche se programmata dall'ufficio meteo cinese o sparata con i cannoni.
La sentenza della corte europea dei diritti dell'uomo ha portato un vero scompiglio.
La sintesi: via i crocifissi dalle scuole.
La storia: una cittadina italiana d'orgine finlandese (i media lo evidenziano continuamente, che c'entra?) iscrive i figli a scuola e chiede al preside di togliere il crocifisso dalle classi per non ledere il diritto ad educarli nel rispetto della libertà di pensiero in merito. Risposta: picche. Questa non si arrende e fa ricorso: bocciata dappertutto si impunta e scala fino a Strasburgo. Dopo anni la vittoria e la sentenza.
La tradizione e la cultura del nostro paese e dell'Europa tutta sono intrise di storia e cultura cristiane? D'accordo. Fini dichiara che "la laicità delle istituzioni è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del cristianesimo nella società e nell'identità italiana"? Può darsi. Ma ripensavo anche alle parole di un mio vecchio compagno di classe ebreo che soleva farci notare spesso come si ostentasse appeso al muro un millantatore bugiardo (il punto di vista della sua religione).
Fosse per me a parte una bella mano di lavabile a ripulire le aule scolastiche fatiscenti al 90 percento su quei muri non metterei proprio nulla. Una volta si metteva anche la foto del presidente di turno che ormai resta solo nelle stazioni dei carabinieri e nell'ufficio dei commissariati più grandi.
La fanno così lunga per il crocifisso come simbolo storico e culturale quando l'abitudine di esporre il tricolore di fronte a tutti i luoghi pubblici, scuole comprese, è recentissimo e scimmiottato dagli USA, dove di stars&stripes sventolanti ce ne sono anche troppe!
La pratica: a parte il ricorso già annunciato che presenterà l'Italia (o meglio che presenteranno coloro i quali pensano di rapprensentarla...) non se ne farà nulla. Gli stessi che presenteranno il ricorso sono coloro i quali non rispettano ben altre sentenze, normative e leggi europee, che non pagano le multe che ci impongono e figuratevi se qualcuno si prenderà la briga di vedere se la sentenza verrà applicata! A parte il fatto che mi si dice che nella stragrande maggioranza delle aule nostrane da quel dì che i crocefissi sono spariti...
L'opinione conclusiva: come ha scritto qualcun altro, estiqaatsi.
Stendiamo il solito velo pietoso sul commento vaticano: "sentenza miope e forte ingerenza". E' proprio il caso di dire: da che pulpito!!!
La cosa più comica che abbia sentito in tutto questo? Un prete noto teologo che diceva che la presenza del crocefisso nelle classi è anche e deve essere simbolo di abbraccio universale, cattolico, del figlio di dio nei confronti di tutti gli uomini, come dimostrato proprio dal gesto che il cristo fa con quelle braccia aperte. Che strano: non mi risulta che il malcapitato condannato a morire nel modo usato dai romani allora abbia loro chiesto di farsi mettere apposta così in croce a simboleggiare l'abbraccio universale.
Ancora una volta le parole del noto Camillo Benso, conte di Cavour, sono finite alle ortiche: libera chiesa in libero stato ovvero fai come ti pare a patto che tu non voglia imporre o cambiare nulla, e viceversa. Dopo tutto la storia non insegna mai niente. I cristiani furono perseguitati dai romani che invece avevano fino ad allora rispettato praticamente di tutto in termini di religione e tradizioni; non i cristiani perchè costoro volevano cambiare le regole, imporre, negare allo stato quella stessa libertà che gli chiedevano per i proprio culti.
Venerdì sera se n'è andato. Dopo pochi inutili mesi di lotta contro la bestia come lui stesso l'aveva soprannominata. Ancora poco più di un mese fa il nostro ultimo incontro e nei mesi precedenti, sia in diretto contatto che nelle nostre periodiche telefonate, emergevano chiarissime la sua incredibile tenacia, la forza d'animo e la serenità con la quale aveva affrontato questa cosa; dava quella strana speranza, fors'anche un po' egoistica che vorrebbe le persone a noi più care sempre presenti, che lasciava aperte opzioni di speranza di sopravvivenza nonostante ogni evidenza. E altrettando seranamente aveva disposto tra la rabbia e le lacrime dei congiunti fin dai primi momenti. Aveva chiesto un paio d'anni, non oltre, di tregua per veder completato il progetto di vita dei figli: non gli è stato concesso come una della ipotetiche probabilità di vittoria tra miliardi d'altre avverse.
C'eravamo tutti, o quasi. Giunti da tutta Italia a dare l'ultimo saluto, l'ultimo abbraccio e le ultime carezze a zio Vittorio. Lo ZIO. Come un padre per me. Vicino sempre e soprattutto in quel momento della mia vita in cui ce ne fu più bisogno che mai.
Come ho scritto poco fa la sua figura è stata per ognuno di noi un riferimento: di saggezza, di moralità, di serenità, di buon senso e di sagacia oltre che, non ultima di umorismo ed ironia. Ieri chiedevo a mia zia, amatissima zia Bice (Beatrice), di ricordare per me un suo momento d'umana perdita di pazienza, dacché nei miei ricordi non ho che una sola sua immagine che me lo ricorda davvero arrabbiato, tanto da perdere le staffe! E così per sentirlo più vivo che mai le chiedevo questo...
Un catalizzatore di umanità, un collante punto di riferimento per tutta la nostra famiglia ed a cui tutti si sono prima o poi rivolti chi per un motivo e chi per un altro. Un romantico idealista che però quando si è visto crollare i miti (o le speranze) in cui aveva riposto la sua fiducia ha potuto e voluto rivedere ogni singolo passo del suo processo fino a sradicarne completamente le origini ed avere il coraggio di cambiare opinione ed ammettere i torti dell'uno e giustificare, comprendere e condividere le ragioni dell'altro.
Un aneddoto che mi riguarda da vicino, tra i mille che lo ricordano ad ognuno. Quando avevo poco più che 19 anni ci incontrammo al mare, quell'azzurro mare pugliese che mi vide crescere. Da pochi mesi sfoggiavo orgoglioso un paio di baffi proprio come lui (me li feci comunque crescere di mia iniziativa e non per sua imitazione!). Appena mi vide cominciarono i suoi sfottò, in quel suo dialetto napoletano che lui originario di Cerignola, ostentava ed usava a tratti orgoglioso della sua napoletanità adottiva (un po' come Arbore insomma). Dopo una mezzora ch'era scomparso alla mia vista si ripresentò, senza baffi!
"Zio, ma che hai fatto? Ti sei tagliato i baffi?"
"Se li porti tu mi sembra ovvio che debba tagliarli io!!!"
Mi è stato zio, padre dispensatore di consigli e persino in una delle estati più belle della mia vita, "collega" per caso. 40 indimenticabili giorni per questo e per altri motivi.
Ero sceso da lui proprio nella speranza che attraverso le sue conoscenze al provveditorato agli studi di Benevento potessi afferrare al volo un posto da membro di commissione di maturità in una qualche scuola a seguito di una qualche rinuncia da parte dell'incaricato ufficiale. E fortuna volle accadde, ma proprio nella scuola dove insegnava! Lui membro interno del suo quinto anno dell'Istituto Tecnico Agrario dove insegnava ed io membro esterno di Industrie Agrarie: non pensate all'inciucio tra noi a favorire questo o quello, ve ne prego! Ovviamente il diverso cognome ci impedì qualche impiccio d'ordine legale! Quanta fatica per me l'impormi di non farmi scappare un qualche "zio..." per chiamarlo di fronte ad altri! E quante gaffe involontarie nei balbettamenti che iniziavano con "z..." per passare a "prof..." e finire in un conviviale "Vittò!!!"...
Anche mia moglie gli ha voluto bene fin dall'inizio. In lui vedeva e trovava oltre che l'uomo dolcissimo ed affettuoso anche il collega insegnante più anziano ed esperto, con gli stessi problemi e necessità, con una profonda conoscenza della normativa anche quando poi egli andò in pensione.
La sua passione per la campagna e l'agraria, trasmessami da lui e dalle bellissime estati passate alla scuola agraria dove insegnava, al punto da voler scegliere in prima battuta proprio quella facoltà (geologia fu scelta sia per maggior interesse da parte mia che per via del fatto che allora i miei non avrebbero potuto sostenere le spese di trasferta per farmi studiare agraria a Napoli).
E per questa e le mille altre ragioni di ognuno di noi, l'unico suo fratello rimasto, i cognati e le cognate, i loro figli tutti i suoi amatissimi nipoti, gli amici ed i pochi conoscenti erano tutti lì fin da venerdì sera, ed il sabato accorsi da tutta Italia, con poche rarissime eccezioni che più e più volte hanno telefonato ora all'uno ora all'altro. Persino l'anziano Don Saverio, parroco del paese natale della moglie e di sue cognate, cognati e nipoti, nonostante i suoi 85 anni ha voluto dedicargli una preghiera in diretta complice la tecnologia del viva-voce dei telefonini.
Ed è morto a Civitanova Marche (AN) dove si erano trasferiti da tempo per lavoro i suoi due figli: figli e nipotino che aveva voluto raggiungere con la moglie per star loro vicino in ogni frangente. Trasferito lasciando, credo non senza dolore, il suo paese adottivo nel ridente Sannio, ai piedi del Camposauro, in una delle più belle e fertili campagne d'Italia, dove ha trascorso credo oltre 40 anni della sua vita!
Se fosse morto lì, l'intero paese sarebbe accorso in silente e doverosa processione estendendo il lutto di questa perdita ad ogni suo concittadino, indipendentemente dalla generazione.
Lo sto vedendo ora, con in braccio la sua sfavillante fisarmonica "Castelfidardo" rossa e avorio, intarsiata di piccole madreperle lucenti, allietare tutti quanti con una tarantella improvvisata e le piccole stonature perse nei suoni a tratti un po' aspri della fisarmonica. Lo sto vedendo ora, in piedi sugli scogli a sorvegliare i bambini. Lo sto vedendo adesso, nel vicolo ombroso infervorarsi per l'ennesima partita di ramino con gli amici. Lo sto vedendo adesso, incamminarsi, giacca e cravatta, elegantissimo e distinto, almeno due giornali sotto il braccio, verso il quadrivio...
Ciao Professore.
Non molto tempo fa (Trasformarsi non è cambiare) avevo maldestramente cercato di esprimere un concetto piuttosto complesso anche perché frutto di pensieri personali, di intuizioni, di sensazioni e soprattutto di altamente opinabili considerazioni.
Ma nello scorso fine settimana credo d'averne avuto una conferma: sia nell'osservare me stesso che gli altri che erano intorno.
Venerdì scorso è accaduto quanto tutti noi si temeva e di cui avevo accennato nel marzo scorso e così, al suo capezzale, c'erano tutti, con quel del tutto umano miscuglio di normalità del convivere comune e di doloroso stato d'animo espresso da ognuno in modi diversi incomparabili dacché il dolore non ha unità di misura.
E così, questa mia enorme famiglia, soprattutto da parte di madre, ha ancora una volta dimostrato la sua coesione, pur sparpagliati per l'Italia e la Svizzera, pur senza vederci né tanto meno magari sentirci anche per anni, è stata catalizzata dall'evento luttoso.
Ma anche se il collante è stato soprattutto lui, lo Zio Vittorio, quello con la Z maiuscola, come un padre per me e forse per tutti noi nipoti oltre che ovviamente per i suoi due amatissimi figli, l'averci riunito tutti, con i nostri genitori e tanti altri conoscenti, venuti da tutta Italia a salutarlo un ultima volta fin dal giorno prima dei funerali mi e ci ha dato modo di ritrovare e ritrovarci azzerando d'un colpo il tempo passato, gli screzi, le incomprensioni, la pigrizia e le attese di telefonate o notizie che non arrivano o che se lo fanno è per interposta persona: una famiglia insomma.
Ho rivisto zii e cugini che in qualche caso non vedevo da un decennio, altri persino ancora di più ed i cui motivi sono i più disparati ma tra i primi annovero la disattenzione che si ha verso persone a cui si vorrebbe e si dovrebbe dimostrare affetto e tra i secondi va comunque citata la distanza, la vita quotidiana, le regole non scritte a cui sottostiamo e che soprattutto per chi vive in grandi centri come il sottoscritto negano il tempo materiale per fare quando vorremmo o dovremmo. Forse c'è un sottofondo leggero di ipocrisia in molte azioni ma resta comunque un velo che è facilmente spazzato via dalla luce negli occhi di ognuno degli attori presenti, partecipi e attivi e non spettatori che hanno pagato un biglietto per uno spettacolo preventivamente noioso.
E ci si è ritrovati come fosse una tavolata d'altri tempi, imbandita in ventose giornate d'estate in stanze illuminate dal bagliore dell'azzurro del mare e del cielo di quella bellissima costa pugliese o nelle sue rossoverdi campagne che per anni e decenni ci ha visto crescere, anno dopo anno circondati dall'affetto e dall'attenzione di genitori, padri, madri, zii e zie gli uni per gli altri in uno scambio continuo d'amore, attenzioni e preoccupazioni comuni.
E così mi sono letto negli occhi di ognuno di loro, nelle loro parole, nei discorsi di vita comune e normale od in quelli di ricordo e di commiato. Nei sorrisi scambiati a distanza, negli abbracci di coraggio e solidarietà, nel dolore o nei singhiozzi e nelle lacrime che andavano e tornavano a tratti ed in quella malcelata forma d'invidia che magari si esprime nei confronti di chi ha il dono, se dono può essere, della fede a cui ci si rivolge in certi momenti a cercare speranze e giustificazioni.
Mi sono letto ed ho letto trasformazioni ma non cambiamenti. Vedevo in loro gli stessi sguardi, gli stessi sorrisi, i medesimi atteggiamenti che vedevo allora, quando bambini, adolescenti o ragazzi si interagiva tra noi o con i loro genitori, nostri reciproci zii, e tra loro anche colui che venerdì ci ha lasciato. E così negli zii o nelle zie, segnate dagli anni in loro vedevo le stesse cose che osservavo ed ascoltavo fin dal tempo che mi è dato ricordare.
E credo che loro abbiano vissuto le medesime sensazioni.
Anzi, ne sono sicuro.
Siamo tutti trasformati, chi più chi meno, ma nessuno di noi è veramente cambiato. Potremmo anche aver avuto difficoltà a riconoscerne qualcuno incrociandolo per caso per la strada ma sarebbe bastata una parola od uno sguardo per dire noi stessi che siamo sempre gli stessi.
Trasformati ma non cambiati.

Concordo! Vorrei essere io a decidere se e quando cambiare e non in nome di un concetto di mobilità che nessuno ha mai veramente capito e digerito se non nell'ottica di tagliare laddove è più facile.
Concordo! Nessuna aspettativa di futuro concreto e quindi chi me lo fa fare a solidarizzare, socializzare, personalizzare il rapporto col collega di lavoro da qui a pochissimo potrebbe diventare un ex collega?
Concordo! Con quale coraggio pensare a creare una famiglia, dei legami, degli affetti se le basi sulle quali fondarli sono imprevedibili.
E concordo anche pensando ai giovani e giovanissimi che si affacciano, o stanno per farlo, al mondo del lavoro: a questi la precarietà ha tolto persino il sogno del futuro, neanche il pensiero che già è un pelino più concreto del sogno.
I lavoratori autonomi non vengano ad opporre la loro solita giaculatoria che loro si considerano sempre dei precari perchè nella loro precarietà hanno fatto una scelta di lavoro fisso, fisso in un determinato settore voglio dire. E proprio perché di scelta si tratta infine c'è chi, per indole, accetta la dipendenza del posto fisso a fronte della concretezza del fine mese e chi invece, per scelta sempre, soffre la dipendenza ma a fronte del rischio del mancato introito.
Ovviamente da queste ipotesi sono escluse quelle situazioni imprevedibili che potrebbero far crollare ogni concetto stesso di fissità. "
Trovati un posto fisso" recitavano gli anziani ai miei tempi...



Inciso fuori capitolo.
Alla luce della recentissima intervista della Annunziata al ministro di domenica scorsa mi ha sorpreso una cosa, un approfondimento.
Sul sito del Ministero per l'Innovazione e la Pubblica Amminsitrazione è disponibile un rapporto che evidenzia come il livello di soddisfazione del cittadino nei confronti dell'operato e della professionalità del pubblico impiego sia altissimo. Qui il rapporto.
E da quel rapporto un diagramma a torta sorprendente.

IncrediBBBile!
Ma allora?
Tutti questi fannulloni su cui continua ad accanirsi ripetutamente dove stanno?
Anche lui quindi, altro yes man, se la sona e se la canta...esattamente come il suo capo.
PS) i dati obiettivi confermano che il cosiddetto assenteismo è in aumento (quasi una vendetta-ripicca?) e che, in linea con la misoginia tipica di questo governo che considera la donna non più che un oggetto sessuale o qualcosa da sfoggiare come fosse un bel gioiello Brunetta se la prende soprattutto con le donne...
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Se ne sono accorti. Meglio tardi che mai.

Premessa. Non sono uno statale, e mai lo sono stato. Comunque...
Mi piacerebbe proprio sapere cosa gli hanno fatto. Gli statali dico.
Forse che da piccolo il padre lo mandava a pagare i conti correnti alle Poste ed ogni volta gli toccava il fannullone debosciato e chilometriche file?
Forse che le scuole che ha frequentato erano un covo di professori gruppettari con eskimo verde e sciarpa rossa al collo che con la scusa della riunione sindacale o della manifestazione erano perennemente assenti? O peggio la sua professoressa di latino era una vecchia ciabatta assenteista col marito ricchissimo che lavorava giusto per comprarsi la pelliccetta?
O forse, ecco sì, ci sono (!), il giorno che aveva finalmente ottenuto la visita ambulatoriale a seguito di una forte prostatite, dopo mesi di lista d'attesa, si è presentato in ospedale e gli hanno detto "il dottore non è venuto, è stato trattenuto, si è dato malato, si è fatti i cazzi suoi insomma...".
Mah?!? Fatto sta che oggi il giornale del suo capo ha pubblicato un articolo sul suo ultimo intervento di risanatore, riformatore, castigatore, inquisitore e spauracchio di ogni impiegato statale, buoni o cattivi ce n'è per tutti!
Rivoluzione Brunetta titola. Già il fatto stesso di usare il termine rivoluzione in campo statale suona parecchio utopico ma associarla ad iniziative del nostro ministro è ridicolo. Vero che sta per diventare legge ma...
Facciamo subito un esempio concreto. Si parla ad esempio di licenziamenti per quei finti malati che presentano certificati medici, falsi ovviamente. Ora, a prescindere dalla buona o mala fede, dalla maggior o minor professionalità del proprio medico curante, chi o cosa può a insindacabile giudizio invalidare la diagnosi e la prognosi di un medico? Neanche il medico fiscale può. E chi eventualmente poi sosterrebbe le spese necessarie a dimostrare la ragione od il torto dell'impiegato assenteista? Noi ovviamente.
Altro esempio. Si parla di premi o di punizioni, fino al licenziamento. Bene (si fa per dire). Visto che neanche il siur parun dalli belli braghi bianchi può oggigiorno, e per fortuna, licenziare come nulla fosse nel privato figuriamoci nello stato! Si scrive e legifera di meritocrazia. Ma chi, ad esempio, è in grado di decidere se un insegnante sia più o meno meritevole visto che opera e lavora dietro una porta chiusa e solo i suoi studenti potrebbero, in teoria, giudicarlo?
Cito la fonte: "Licenziamento (con preavviso) anche per chi fa più di tre giorni di assenze ingiustificate anche non consecutive, nell’arco di due anni oppure per la mancata ripresa del servizio dopo l’assenza ingiustificata entro i termini". Ma le leggi per far ciò ci sono da sempre! Ora arriva Brunetta e vuole applicarle? Se una assenza non è giustificata mica serve Brunetta per reiterare il concetto.
Che il pubblico impiego sia (stato?) un luogo dove l'impiegato solerte e coscienzioso veniva bacchettato dai suoi stessi colleghi (ahò...e nun core che sinnò ce tocca da core puro a noi!!!), che sia (stato?) pieno di mascalzoni incompetenti e nullafacenti di fantozziana memoria (e costui rappresentava un privato poi!) è cosa nota e forse ormai estremizzata e luogo comune. Ma da qui a condannare la classe intera ce ne corre.
E poi, credetemi, soltanto nel mio piccolo, conosco almeno quattro persone, impiegati di privatissime aziende, che sanno fare gli equilibristi-assenteisti diverse decine di volte durante l'anno.
La mia personalissima opinione? Si vorrebbe privatizzare tutto. Padroni privati di ciò che è pubblico, di tutti, della collettività. E sappiamo bene cosa è successo in quei paesi dove si è anche solo tentato di privatizzare tutto.
E mentre l'Aquila ancora trema come normalmente da miliardi di anni fa la crosta terrestre il messinese affoga sotto acqua e fango. Piogge eccezionali, una bomba d'acqua adesso dicono, quasi fosse il gavettone fatto coi palloncini. Eccezionale sì, forse (qualcuno si è accorto che il clima nostrano si è tropicalizzato?), ma mai eccezionale come l'imbecillità di chi per decenni, per secoli, ha ignorato, ha occultato, ha eluso, ha abusato e poi ha condonato, ha cementificato, se n'è strafottuto insomma...
Messina oggi, Sarno allora, Genova spesso e volentieri, la Calabria, l'Umbria, la Valtellina...praticamente il 90 percento del territorio è a rischio. Noi (ex geologi et simili) lo sappiamo da sempre.
Giusto l'altra sera, buffa coincidenza, Rai Storia trasmetteva un vecchio servizio del TG all'indomani del terremoto di Ancona (1972) che giusto pochi giorni fa ha scrocchiato ancora (4.6 Richter): che ve lo dico a fare? In quel servizio la fotocopia delle stesse parole, degli stessi atteggiamenti contriti, delle ovvie medesime lapalissiane considerazioni farcite da un'ipocrisia nausante.
Panta rei...mica tanto in certi casi, anzi per niente direi, e c'è scappata pure la rima! Che "tutto passi" sotto le inesorabili azioni geologiche endogena ed esogena non c'è dubbio ma a quanto pare nulla passa scontrandosi contro l'inarrestabile deficienza (intesa come lacuna intellettiva ovviamente) e l'ignavia tutta nostrana. Manco fossero generali d'altri tempi che non s'arrendevano mai: neanche di fronte all'evidenza.
Ma è mai possibile che l'USGS (US Geological Service) ne debba sapere più di noi sullo stato disastrato del nostro martoriato territorio? E' vero che l'Italia è particolarmente sfigata da questo punto di vista (contrappasso al fatto che è definita il paradiso dei geologi per via del fatto che c'è rappresentato di tutto!) ma è mai possibile che nessuno oltre pochissimi belati (definirle voci è eccessivo) fuori del coro si metta ad urlare e sbattere scarpe alla Cruscev?!?(*)
Che noia che barba che noia lagna scalciando la Mondaini a conclusione di ogni episodio di "Casa Vianello". E così mi sento io.
Stanco, annoiato, amareggiato, deluso...quasi contento che l'Italia frani. E non mi si venga a dire che questo non è il momento delle polemiche, che ora serve solidarietà, comprensione, lacrimuccia e patimento per le povere genti colpite dal disastro. Mi sono rotto le palle. I morti sono morti. Siamo noi vivi che restiamo che rischiano di morire ancora per questo stato d'inerzia assoluto. E nessuno di voi si senta immune perché potrebbe franare il costone della strada che percorrerete solo perché un imbecille ha ignorato cosa vuol dire rispettare un territorio.
Già, rispetto del territorio. Ma se la stragrande maggioranza non rispetta neanche i regolamenti di condominio!!!
Come dite? E la storia del ponte sullo stretto? lassamo perde va'
(*) metafora ovviamente, visto che pare che sia una leggenda metropolitana
PS) amarissima consolazione: all'inizio di settembre ho conosciuto un altro geologo, stessa mia età, quasi stesso anno di laurea, un'altra bella laurea cum chiodo conseguita a Napoli (la cui facoltà è culla di una delle migliori scuole di vulcanologia del mondo)...che fa il mio stesso lavoro!!! Ihihihihi...

Aveva proprio ragione il buon re Luigi quando pur di non perdere il trono di Francia fece questa storica affermazione.
Sono appena tornato da quattro splendidi giorni passati da turista a Parigi passati con mia moglie per festeggiare le nostre "nozze d'argento"
.
Tempo splendido, sole e cieli azzurri, a volte nuvole veloci, nuvoloni minacciosi ma niente pioggia, vento fresco a volte, temperatura ideale da turista! 
Eravamo già stati a Parigi 2002, e nonostante in quei tre giorni praticamente piovve sempre già allora ci innamorammo di quella città. Questo ritorno non ha fatto altro che confermarlo.
Parigi è davvero splendida e per chi la conosce e conosce, come me, Roma, non è difficile capire come queste due città si contendano ogni anno il primato di città più visitata al mondo. E di come sia stato intelligente allora effettuare il gemellaggio tra queste due città.
L'abbiamo girata in lungo ed in largo, potrei tornarci ormai senza neanche la cartina. Con la carta "Paris Visite", le 14 linee di metropolitana, le 4 linee di treno urbano, gli autobus arrivi dappertutto e ovviamente le decine di chilometri macinati a piedi. Che mal di piedi la sera ma che meraviglia!!! Altro che la messa del re Luigi.
E la magia della Senna, di tutte le città attraversate da un fiume, con le prospettive diverse ed i punti di vista che la classica gita in battello può offrirti. I palazzi ed i palazzetti ottocenteschi con quei tetti scuri e gli abbaini, scenari da "Gli aristogatti" e la simpatica figura di madame. Montmartre la butte, con viuzze e scorci da paesino, le bottegucce dipinte di bianco ed azzurro come quella del bel film "Chocolate". Per non parlare del resto, del notissimo e conosciutissimo, da Notre Dame a Saint Germain, le Toulieries, il Louvre, Palais Royal, il Sacro Cuore, i giardini, anche quelli minuti e raccolti che si trovano praticamente accanto ad ogni chiesa.
Carissima ovviamente, cosa già notata nel 2002. I parigini guadagnano almeno il 30% più di noi perché il costo della vita è altissimo. Ai possibili turisti suggerisco gli hotel Ibis, notissimi in Francia e diffusi in quasi tutte le cittò d'Europa, puliti e decisamente economici rispetto alla media (con la prenotazione online tre notti ci sono costate soltanto 157 € e per Parigi è davvero poco).
Una nota che scandalizzerà qualcuno. Già nel 2002 espressi l'opinione che la cosa più brutta e meno interessante di Parigi per me è la Tour Eiffel. Lo confermo. Nel suo insieme, da lontano, dal Trocadero o dall'Ecole Militaire ha il suo perché, ma da vicino è davvero bruttina. Riconosco che sia un capolavoro di ingegneria meccanica, un esempio di costruzione a tempo di record nonostante le difficoltà (solo due anni!!!) ma come si dice, ammenunmepiasce...
E infine se penso alle infinite polemiche che si fanno da noi per gli extracomunitari suggerisco ai razzisti nostrani di farsi un giretto a Parigi e vedere con i loro stessi occhi quanto ormai l'integrazione sia un dato di fatto con ex colonizzati ormai francesi anche di terza generazione! Quante coppie miste, soprattutto tra i giovani...
Vive la France! Liberté, egalité, fraternité!!!

Una vecchia citazione (parecchio antica pare) recita "chi sa fa, chi non sa fare insegna, chi non sa nemmeno insegnare dirige e chi non sa neanche dirigere fa il politico" e via discorrendo. A prescindere dalla falsità intrinseca alla citazione che vorrebbe mettere in proporzione diretta incompetenza ed ascesa nella scala sociale (o lavorativa, o entrambe) -come dite? è invece vero?
- ciò riporta immediatamente in tema quanto ho appena ascoltato e letto.
Pochi giorni fa riflettevo guarda caso sullo scempio delle nostre Università e sulla totale incompetenza di chi decide e dirige sulla scuola in genere ed ecco freschissimo l'annuncio che da domani si cambiano le regole di accesso all'insegnamento: frutto soprattutto dell'agostano lavoro della commissione di Giorgio Israel (lascio ai miei lettori capire da soli che tipo sia rimandandoli al suo blog). Che questo agosto sia stato particolarmente caldo, con afa opprimente, ce ne siamo accorti tutti ma gli effetti si saranno particolarmente sentiti anche nei corridoi del MIUR in Viale Trastevere a Roma.
Riassumo come entreranno nella scuola i prossimi insegnanti: laurea magistrale apposita, a cui si accederà con un altro esame di ammissione ad un numero chiuso deciso in base alle esigenze d'organico (???), un anno di tirocinio formativo mirato non già a ripetere quanto già studiato (vedi le SSIS) ma soprattutto a laboratorio, metodologia didattica e, che te lo dico a fare, nuove tecnologie e più inglese! (ah! le care vecchie '3i' del primo governo Berlusconi che tornano!!!).
Forse pochi ricorderanno la mia diretta esperienza di insegnante di liceo se pur di breve entità (circa 8 anni) direi intesa vista l'allora mia giovanissima età (ho iniziato appena 25enne, un anno dopo la mia laurea) ma posso contare comunque sulle testimonianze dirette di mia moglie, insegnante da 26 anni, di mio cognato, da oltre 30 anni, di un carissimo zio e dai racconti e dalle testimonianze dello scomparso carissimo suocero, con oltre 40 anni di carriera! Insomma, direi che ne mastico un pochino e non entrerò comunque nel merito della riforma alla quale, al più, farò in coda alcune osservazioni pratiche.
In definitiva di che si tratta? Del riciclo in altra forma del famoso anno di straordinariato: in pratica al momento dell'immissione in ruolo ogni insegnante sottostava ad un anno "di prova/formazione" sotto il vigile (ehm...) occhio di un tutor ed alla fine del quale poteva sentirsi definitivamente assunto dallo stato! Vien da sé che si tratta di una pura formalità sia per la svogliatezza dei tutor (che hanno ben altro da fare ed al massimo si limitano a dare suggerimenti d'ordine pratico e non metodologico, didattico e men che mai pedagogico!)
Insegnare ad insegnare. Chi? Come?
Che l'esperienza delle SSIS sia stata fallimentare (costosissime ed inutili) è certo ma pretendere di prendere il meglio da queste per varare questo nuovo metodo d'ingresso è tragicomico.
Come si fa insegnare ad insegnare e soprattutto come si fa ad imparare ad insegnare? Certo docenti non si nasce, si deve avere passione ed una particolare predisposizione a trasmettere conoscenza, a suscitare interesse anche qualora si parlasse di argomenti banali, quasi come i potentissimi oratori maestri d'eloquenza -sto ironizzando ovvio- della antica civiltà romana. Ma senza arrivare a ciò è anche possibile che insegnanti ci si diventi soprattutto con la praticaccia e l'esperienza e, ahimé, tutor o non tutor, corsi o non corsi, ci saranno sempre dei pessimi insegnanti! E degli ottimi e validissimi ovviamente...nonostante gli stipendi miserabili...ovviamente!
Le considerazioni d'ordine pratico: chi stabilirà le esigenze d'organico che apriranno la strada dell'anno di tirocinio ai possibili insegnanti e che dovranno sostenere l'ennesima prova? In base a quale criterio verranno selezionati i docenti dei...docenti? Chi controllerà i controllori insomma? E i precari che ogni anno da decenni affollano in questo periodo le stanze dei provveditorati in attesa della agognata supplenza annuale? Ce ne sono in questo stato anche di ultra quarantenni che da un paio di decenni vanno avanti così. Più tirocinio di questo!!! Si dovranno pur "sistemare" o li mandiamo tutti a casa facendoli scavalcare dallo studente neolaureato che ha fatto il tirocinio? Volete la guerra?
Se tanto mi da' tanto i primi insegnanti che potrebbero entrare nel mondo della scuola a seguito dell'attuale proposta lo faranno nel 2028...e nel frattempo chissà quante altre Gelmini ci toccheranno!
Meno male che qui a Roma ci pensa già il vernacolo a fare una gran confusione tra imparare ed insegnare..."e mo' chi m'o 'mpara?"
E' amara consolazione sapere che è stato recentemente approvato e già in vigore un decreto che ha apportato alcune modifiche al Codice della Strada e relativo all'utilizzo di dispositivi quali gli Autovelox, i rilevatori laser o simili.
Amara consolazione visti i miei precendenti da motociclista brutto sporco e cattivo ma forse un primo passo teso a mettere definitivamente la parola fine ad almeno un decennio durante il quale le amministrazioni locali hanno fatto abuso di questi strumenti: qualcuno si è infatti accorto che nella maggioranza dei casi servivano a batter cassa spesso con l'aggravante della malafede e delle losche connivenze tra amministrazioni e società di produzione, distribuzione o semplicemente rivendita ed assistenza della trappole elettroniche.
Non più, come accaduto al sottoscritto, vigili urbani di microscopici e sperduti paeselli montani, imboscati dietro muri all'uscita di gallerie non illuminate, appostati con vetture e strumenti appositamente non segnalati. Che colgono in flagrante il malcapitato alla pericolosissima velocità di...65 km/h!!!
Come ho scritto in passato i singoli ricorsi non sono serviti, nella stragrande maggioranza, a risolvere i singoli problemi ma nel loro insieme hanno provocato pare la giusta reazione.
Vedremo se dalle parole si passerà ai fatti, per ora non mi fido del tutto...